Un solo metro per misurare la CO2: ISO e GHG Protocol lanciano lo standard unico per il carbon accounting

Un solo metro per misurare la CO2: ISO e GHG Protocol lanciano lo standard unico per il carbon accounting

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Da anni le imprese di tutto il mondo convivono con due sistemi paralleli per calcolare le proprie emissioni di gas serra, spesso simili nella sostanza ma diversi abbastanza da generare confusione, doppio lavoro e costi di conformità superiori al necessario. Quella frammentazione è ora destinata a ridursi: ISO e GHG Protocol hanno avviato ufficialmente lo sviluppo di un framework unico globale per il carbon accounting aziendale, un progetto che punta a sostituire la coesistenza di più metodologie con un unico corpo di regole condivise a livello internazionale.

Il progetto non nasce dal nulla. Le due organizzazioni avevano già stretto un’alleanza strategica nel 2025 per esplorare la possibilità di un’armonizzazione, e nell’aprile 2026 avevano costituito un gruppo di lavoro tecnico congiunto con il mandato di disegnare l’architettura del nuovo sistema. Quanto annunciato ora rappresenta il salto dalla fase esplorativa a quella di sviluppo vero e proprio: i lavori sullo standard unico sono partiti, e la tabella di marcia prevede l’apertura di una consultazione pubblica nel secondo trimestre del 2027, seguita dalla pubblicazione del documento finale a marchio congiunto ISO-GHG Protocol.

Il nuovo standard non nasce da zero, ma dalla fusione dei principali riferimenti già in uso: gli standard Scope 1, Scope 2 e Scope 3 del GHG Protocol, che oggi guidano la stragrande maggioranza delle aziende nella contabilizzazione delle proprie emissioni dirette e indirette; lo standard Actions and Market Instruments (AMI), ancora in fase di definizione; e la norma ISO 14064-1, il riferimento più diffuso al mondo per la verifica e certificazione indipendente dei dati sulle emissioni organizzative. Fondere questi elementi in un unico corpus, spiegano le due organizzazioni, permetterà di eliminare le sovrapposizioni metodologiche che si sono accumulate nel tempo, offrendo alle imprese un solo riferimento anziché due da conciliare.

Il problema che questo progetto intende risolvere è tutt’altro che teorico. Da un lato il GHG Protocol si è affermato come lo strumento più utilizzato per il calcolo delle emissioni; dall’altro ISO 14064-1 è diventato lo standard di riferimento quando si tratta di far verificare quei numeri da un ente terzo. Due strade che, pur muovendo dalla stessa base concettuale, richiedono spesso alle aziende di adattare gli stessi dati a requisiti leggermente diversi, un doppio binario che si traduce in tempo, personale e budget sottratti ad attività più utili, prima fra tutte la riduzione effettiva delle emissioni.

Tim Mohin, CEO del GHG Protocol, inquadra così la portata dell’iniziativa: “Uno standard aziendale consolidato rappresenta un passo significativo verso l’integrazione e l’armonizzazione della contabilizzazione delle emissioni di gas serra a livello globale. Per le organizzazioni che applicano questi standard per misurare le proprie emissioni, un unico riferimento semplificherà la rendicontazione, ridurrà le duplicazioni e garantirà una maggiore coerenza tra mercati e giurisdizioni”. Un beneficio, sottolinea Mohin, che si traduce concretamente in più tempo che le aziende potranno dedicare alla riduzione delle proprie emissioni, anziché alla sola loro contabilizzazione.

Da parte sua, ISO descrive l’iniziativa come lo sviluppo di “una base affidabile per la contabilizzazione dei gas serra, capace di sostenere un’azione climatica credibile a livello mondiale”, ottenuta mettendo a fattor comune le competenze complementari delle due organizzazioni attraverso un processo aperto e basato sul consenso. Il beneficio, in questo caso, non riguarda solo le imprese chiamate a misurare le proprie emissioni, ma anche chi quei dati li utilizza a valle: investitori, banche e autorità di vigilanza, che potranno contare su numeri costruiti con un’unica metodologia, più facili da confrontare tra settori, mercati e giurisdizioni diverse.

L’operazione si inserisce in un momento in cui il tema della comparabilità dei dati climatici è diventato centrale per il funzionamento stesso della finanza sostenibile: rating ESG, obblighi di rendicontazione normativa e strategie di investimento si basano sempre più su cifre che, se calcolate con criteri differenti, rischiano di risultare poco affidabili o difficilmente confrontabili tra loro. Un pilastro comune per il carbon accounting, se il percorso avviato da ISO e GHG Protocol arriverà a compimento nei tempi previsti, potrebbe diventare uno dei tasselli più concreti per rafforzare la credibilità dei dati climatici su cui si fonda l’intero impianto della sostenibilità aziendale.

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