Standard di sostenibilità per imprese extra-UE: stop fino al 2027

Standard di sostenibilità per imprese extra-UE: stop fino al 2027

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La Commissione europea ha annunciato l’ennesimo rinvio nell’adozione degli standard europei di rendicontazione della sostenibilità (ESRS) per le imprese extraeuropee che operano nel mercato unico. Una decisione che si inserisce in un contesto più ampio, quello della semplificazione normativa e della riduzione degli oneri amministrativi, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la competitività del sistema economico europeo senza rinunciare all’ambizione climatica.

Gli ESRS per le società di Paesi terzi, previsti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), erano stati originariamente programmati per il 2024, poi slittati al 2026, e ora non vedranno la luce prima di ottobre 2027. Il rinvio fa parte del pacchetto legislativo “Omnibus I”, attualmente in fase di negoziazione tra Parlamento e Consiglio, che mira a modificare e alleggerire diverse normative chiave in materia di sostenibilità e governance, comprese la CSRD e la direttiva sulla due diligence di sostenibilità aziendale (CSDDD). L’idea di fondo è che un eccesso di burocrazia rischi di soffocare le imprese europee in un momento di crescente competizione globale.

Ma dietro questa scelta c’è anche una dimensione geopolitica che non va sottovalutata. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno manifestato più volte preoccupazione per gli effetti extraterritoriali della CSRD sulle multinazionali americane, temendo che le regole europee possano trasformarsi in barriere commerciali indirette. L’accordo economico UE-USA recentemente firmato include proprio l’impegno a non utilizzare le normative sulla sostenibilità come strumenti protezionistici. In questo quadro, il rinvio degli ESRS per le società di Paesi terzi può essere interpretato come un gesto distensivo e parte di una strategia diplomatica più ampia, volta a mantenere aperti i canali di dialogo con i principali partner commerciali.

Nel frattempo, i lavori tecnici sugli standard settoriali e sugli ESRS per le PMI quotate proseguiranno, anche se con priorità ridotta rispetto al passato. È probabile che parte degli obblighi venga rivista o integrata in versioni future e semplificate della direttiva, una volta completato l’iter legislativo del pacchetto Omnibus. Nonostante questi rallentamenti, l’Unione europea continua a ribadire la sua leadership globale nella regolamentazione ESG, pur riconoscendo la necessità di bilanciare gli obiettivi ambientali con la realtà operativa delle imprese e le dinamiche del commercio internazionale. La partita resta aperta, e i prossimi mesi saranno decisivi per capire quale direzione prenderà la normativa sulla rendicontazione di sostenibilità.

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