Reporting sulla natura, l’ISSB apre alle metriche TNFD: verso una maggiore integrazione negli standard IFRS

Reporting sulla natura, l’ISSB apre alle metriche TNFD: verso una maggiore integrazione negli standard IFRS

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Il percorso verso una rendicontazione globale e armonizzata sulla natura compie un passo importante. L’ISSB(International Sustainability Standards Board), l’organismo della IFRS Foundation che definisce gli standard internazionali di rendicontazione della sostenibilità, ha proposto di consentire alle imprese di utilizzare le metriche della TNFD per soddisfare i requisiti di disclosure sui temi legati alla natura, confermando che si baserà sul framework TNFD nello sviluppo delle proprie regole. Una scelta che punta a ridurre la frammentazione oggi esistente e a costruire sul lavoro già svolto dal mercato.

Per orientarsi tra le sigle conviene fare un passo indietro. La TNFD (Taskforce on Nature-related Financial Disclosures) è l’iniziativa internazionale che ha elaborato un quadro di riferimento per aiutare le aziende a individuare e comunicare i rischi e le opportunità finanziarie legati alla natura: dalla perdita di biodiversità alla dipendenza dai servizi ecosistemici, fino agli impatti sugli ecosistemi. Il suo framework è costruito attorno a quattro pilastri (governance, strategia, gestione del rischio, metriche e obiettivi) e ricalca la struttura della TCFD, la task force che aveva fatto da apripista sul fronte del clima. Non è un parallelo casuale: proprio le raccomandazioni della TCFD erano poi confluite nello standard climatico IFRS S2, e un percorso analogo si sta ora delineando per la natura.

La decisione dell’ISSB nasce da una domanda esplicita del mercato. Gli investitori chiedono informazioni di qualità e comparabili sui rischi e le opportunità legati alla natura, e appoggiarsi a un framework già consolidato e ampiamente adottato consente di rispondere a questa esigenza senza ripartire da zero. Non a caso la TNFD conta ormai su un’adozione volontaria molto ampia: oltre 700 organizzazioni a livello globale, che rappresentano una capitalizzazione di mercato superiore ai 9.400 miliardi di dollari e oltre 22.000 miliardi di dollari di asset in gestione.

C’è però una scelta di metodo che merita attenzione, perché segna una differenza rispetto a quanto fatto per il clima. Anziché elaborare uno standard autonomo e vincolante sulla natura, l’ISSB ha deciso di procedere attraverso un IFRS Practice Statement, una sorta di guida applicativa. Formalmente non obbligatorio, questo strumento è comunque una forma di standard-setting a tutti gli effetti: è soggetto al medesimo iter di consultazione pubblica e produce, per le aziende che scelgono di applicarlo, gli stessi effetti di uno standard ISSB. La logica dietro questa impostazione è pragmatica: evitare di disturbare le imprese che stanno ancora implementando gli standard IFRS S1 e S2, lasciando però aperta la porta a un futuro standard vero e proprio.

Un punto va chiarito per evitare equivoci: la rendicontazione sulla natura non è affatto facoltativa quando l’informazione è rilevante. L’IFRS S1, lo standard generale sulla disclosure di sostenibilità, richiede già oggi alle aziende di comunicare le informazioni materiali su tutti i rischi e le opportunità di sostenibilità, natura inclusa. Il Practice Statement, in altre parole, non introduce un nuovo obbligo dal nulla, ma spiega alle imprese come fornire in modo coerente e comparabile informazioni che sono già dovute.

Sul piano operativo, tra le proposte approvate dal board figura la possibilità per le aziende di utilizzare le metriche di disclosure della TNFD, a condizione che siano coerenti con gli obiettivi dell’IFRS S1. L’ISSB ha inoltre previsto che le imprese che vorranno dichiarare la conformità al Practice Statement dovranno rispettarne tutti i requisiti, oltre ad applicare gli standard IFRS S1 e S2, proprio per limitare disomogeneità e frammentazione nella rendicontazione. Il lavoro attingerà anche all’architettura degli standard settoriali SASB, già integrati nel sistema IFRS.

Le tempistiche sono ormai definite. L’ISSB punta a pubblicare l’Exposure Draft delle nuove disposizioni entro la COP17 sulla biodiversità, in programma a ottobre 2026, aprendo poi la fase di consultazione pubblica in cui gli stakeholder potranno esprimersi anche sulla forma prescelta, ossia se il Practice Statement sia lo strumento più adatto o se sia preferibile un vero standard. In parallelo, la TNFD ha annunciato che completerà il proprio lavoro tecnico entro il terzo trimestre del 2026, per poi sospendere lo sviluppo di nuove linee guida e concentrarsi nel supporto all’ISSB: una transizione che ricalca da vicino quella già vissuta dalla TCFD e che conferma il progressivo consolidamento dell’ecosistema globale della rendicontazione di sostenibilità.

Per le imprese, la direzione è ormai tracciata. La rendicontazione sulla natura sta ripercorrendo la stessa strada già battuta da quella sul clima, passando da esercizio volontario a tassello ordinario del bilancio aziendale. Conviene quindi attrezzarsi adesso, senza aspettare che le regole diventino cogenti: iniziare a mappare la propria esposizione ai rischi ambientali, mettere ordine nei dati e prendere confidenza con i quattro pilastri della TNFD significa arrivare preparati all’appuntamento con l’Exposure Draft, anziché rincorrerlo. Del resto, l’esperienza del clima insegna che gli operatori partiti in anticipo si sono trovati in netto vantaggio quando gli obblighi sono arrivati, e tutto lascia pensare che sulla natura andrà allo stesso modo.

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