Rating ESG, l’Italia guida per numero di richieste all’ESMA: 21 le società che hanno notificato la propria attività

Rating ESG, l’Italia guida per numero di richieste all’ESMA: 21 le società che hanno notificato la propria attività

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Nell’ambito del nuovo regime di vigilanza europeo sui rating ESG, l’Italia si posiziona al primo posto tra gli Stati membri per numero di operatori coinvolti. Sono 21 le società italiane che hanno formalmente notificato all’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, l’intenzione di continuare a fornire rating ambientali, sociali e di governance nel mercato unico. Un dato che colloca il Paese davanti a Germania (17-18 a seconda della rilevazione), Francia (10) e Paesi Bassi (6), a conferma della vivacità del comparto italiano dedicato alla valutazione della sostenibilità.

Il contesto normativo di riferimento è il Regolamento (UE) 2024/3005, che disciplina per la prima volta a livello europeo trasparenza, governance e integrità delle attività di rating ESG, sottoponendo i fornitori alla vigilanza diretta dell’ESMA. Il regolamento prevede un procedimento a tappe per gli operatori che intendono continuare a operare sul territorio dell’Unione: dopo la fase di notifica, le società dovranno presentare, entro il 2 novembre, la domanda formale di registrazione, che l’Autorità esaminerà prima di deliberare l’iscrizione definitiva nell’elenco dei fornitori autorizzati.

Il quadro pubblicato sul sito dell’ESMA restituisce la fotografia di un mercato ancora in fase di consolidamento: complessivamente oltre 100 soggetti hanno notificato la propria attività a livello europeo, ma soltanto 13 providerrisultano già registrati alla data del 13 agosto, tutti rientranti nel cosiddetto regime transitorio riservato alle società di dimensioni minori, il cosiddetto “articolo 5”. Tra questi tredici operatori già registrati figurano quattro società italiane: Asacert, Ecomate, Fidesg e Standard Ethics Europe, a testimonianza di come il Paese non solo guidi la classifica per numero di notifiche, ma sia già presente anche nella fase più avanzata del percorso di autorizzazione.

Il regime transitorio dedicato alle piccole aziende di rating ESG rappresenta uno degli aspetti più rilevanti dell’impianto regolatorio. Secondo i criteri indicati dalla stessa ESMA, per accedere a questo regime agevolato un’impresa non deve superare, a livello individuale e, ove rilevante, di gruppo, almeno due dei seguenti parametri: un bilancio totale pari o inferiore a 5 milioni di euro, un fatturato netto pari o inferiore a 10 milioni di euro, e un numero medio di dipendenti pari o inferiore a 50. Le società che rientrano in questi limiti beneficeranno, per un periodo di tre anni, di oneri di compliance più contenuti rispetto agli operatori di maggiori dimensioni, un margine di tempo pensato per consentire un adeguamento più graduale al nuovo quadro normativo.

Sul piano tecnico, il Regolamento delegato (UE) 2026/1119, in applicazione dal 2 luglio 2026, specifica nel dettaglio quali informazioni l’ESMA deve poter acquisire per valutare le domande di autorizzazione dei soggetti stabiliti nell’Unione e le richieste di riconoscimento dei fornitori di Paesi terzi. Tra gli elementi richiesti figurano la ricostruzione della struttura societaria e proprietaria del richiedente, inclusi capitale, partecipazioni dirette e indirette, diritti di voto e collegamenti con eventuali controllanti e controllate, oltre a informazioni dettagliate sul personale coinvolto nell’attività di rating, sul livello di esperienza e formazione degli analisti, e sulle procedure adottate per la revisione delle metodologie. Le domande devono inoltre essere trasmesse in formato elettronico leggibile, con un numero di riferimento univoco per ciascun documento, e corredate da una dichiarazione sottoscritta da un componente dell’alta direzione che attesti la completezza e la correttezza delle informazioni fornite.

Il numero elevato di notifiche italiane riflette la caratteristica strutturale di un mercato dei rating ESG storicamente frammentato e composto in larga parte da operatori di dimensioni contenute, molti dei quali destinati a rientrare proprio nel regime transitorio riservato alle piccole imprese. Resta ora da verificare, nei prossimi mesi, quante di queste realtà completeranno con successo l’iter di registrazione entro la scadenza di novembre, e se il regime agevolato si rivelerà sufficiente a garantire la sopravvivenza competitiva delle società di rating ESG di minori dimensioni una volta esaurito il periodo transitorio di tre anni.

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