Morgan Stanley: l’86% degli investitori istituzionali pronto ad aumentare la quota green entro il 2027

Morgan Stanley: l’86% degli investitori istituzionali pronto ad aumentare la quota green entro il 2027

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La sostenibilità si conferma un asset strategico irrinunciabile per il mondo della finanza globale. Secondo l’ultimo report Sustainable Signals – Institutional Investors 2025 pubblicato dall’Institute for Sustainable Investing di Morgan Stanley, ben l’86% degli asset owner prevede di incrementare le proprie allocazioni in investimenti sostenibili nei prossimi due anni. Un dato che segnala non solo una tenuta del trend ESG, ma una sua ulteriore accelerazione, guidata da performance finanziarie ormai mature e track record consolidati.

Il sondaggio, che ha coinvolto oltre 950 investitori istituzionali tra Nord America, Europa e Asia-Pacifico, dipinge uno scenario chiaro: la sostenibilità non è più un’opzione accessoria, ma un fattore decisivo. Per il 90% degli asset owner, l’offerta di strategie sostenibili è un elemento chiave nella selezione dei gestori, e l’89% richiede formalmente una politica di investimento sostenibile ai propri partner. Anche sul fronte degli asset manager la visione è allineata: il 79% prevede un aumento degli asset gestiti (AUM) in ambito sostenibile, trainato principalmente dalla domanda dei clienti esistenti e dalla possibilità di conquistarne di nuovi.

Tra le priorità di investimento, l’energia continua a farla da padrona, con le rinnovabili (30%) e l’efficienza energetica (28%) in cima alla lista delle preferenze. Tuttavia, il dato più rilevante è l’ascesa dell’adattamento climatico, che balza al terzo posto (23%) tra le strategie più ricercate. La crescente consapevolezza dei rischi fisici legati al clima – che secondo il 75% degli investitori influenzeranno i prezzi degli asset nei prossimi cinque anni – sta spingendo i capitali verso soluzioni di resilienza, come infrastrutture idriche, data analytics e modernizzazione delle reti elettriche.

Non mancano però le sfide. Il report evidenzia un aumento delle preoccupazioni tra gli addetti ai lavori: la disponibilità e la coerenza dei dati ESG (citata dal 47% del campione), l’incertezza normativa (43%) e l’instabilità politica (37%) rappresentano oggi i principali ostacoli percepiti, con percentuali in netta crescita rispetto alle rilevazioni precedenti. Nonostante queste incertezze strutturali, la direzione sembra tracciata: oltre l’80% degli intervistati considera la sostenibilità uno strumento imprescindibile per la gestione del rischio di portafoglio, confermando che la finanza verde è ormai uscita dalla fase sperimentale per entrare a pieno titolo nella gestione ordinaria dei grandi capitali.

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