Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, finora affidati prevalentemente a dichiarazioni di intenti e comunicazioni volontarie, si dotano per la prima volta di un vero e proprio sistema di gestione certificabile. L’Organizzazione internazionale per la standardizzazione (ISO) e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) hanno pubblicato congiuntamente ISO/UNDP 53001, il primo standard internazionale pensato per portare gli SDGs fuori dalla dimensione degli impegni generici e dentro la governance, la strategia e i processi decisionali quotidiani delle organizzazioni.
L’esigenza a cui risponde il nuovo standard è tutt’altro che astratta. Negli ultimi anni imprese, amministrazioni pubbliche e organizzazioni di ogni tipo sono state chiamate a dimostrare non solo di aver sottoscritto obiettivi di sostenibilità, ma di saperli tradurre in azioni verificabili, con risultati misurabili nel tempo. ISO/UNDP 53001 introduce a questo scopo un approccio gestionale basato su requisiti precisi, con strumenti dedicati all’individuazione delle priorità, alla definizione degli obiettivi, alla loro integrazione nei processi già esistenti e al monitoraggio costante dei progressi compiuti.
Gli SDGs, i 17 Obiettivi adottati dalle Nazioni Unite nel 2015 nell’ambito dell’Agenda 2030, spaziano dalla lotta alla povertà e alla fame alla salute, dall’istruzione alla parità di genere, dall’energia pulita alla protezione degli ecosistemi. Il nuovo standard, tuttavia, non impone alle organizzazioni di affrontare tutti e 17 gli obiettivi nello stesso modo: il suo impianto è costruito sul contesto specifico, sulle attività e sugli stakeholder di ciascuna organizzazione, permettendo di concentrare l’azione sugli SDGs effettivamente pertinenti e sugli impatti realmente rilevanti per il proprio ambito di operatività.
Uno degli elementi centrali dello standard è l’analisi degli impatti: le organizzazioni sono chiamate a individuare e valutare sia gli effetti positivi sia quelli negativi delle proprie attività, coinvolgendo attivamente le parti interessate. Da questa analisi derivano le priorità e gli obiettivi SDG più coerenti con il contesto operativo specifico. Il sistema prevede inoltre la raccolta sistematica dei dati necessari a misurare gli impatti e valutare i progressi compiuti, con l’obiettivo di costruire un processo continuativo in cui gli obiettivi non restino dichiarazioni isolate, ma vengano integrati nella gestione ordinaria e sottoposti a verifica e miglioramento costante, secondo il classico schema Plan-Do-Check-Act già familiare a chi conosce gli altri standard di gestione ISO.
Il punto più innovativo della norma, tuttavia, riguarda il superamento di una logica per singoli obiettivi, quella che fino ad oggi ha spesso caratterizzato gli approcci aziendali agli SDGs. ISO/UNDP 53001 richiede invece di considerare le relazioni tra le diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile, riconoscendo che le decisioni di un’organizzazione possono produrre contemporaneamente effetti positivi e negativi su più ambiti differenti, generando interdipendenze, sinergie o veri e propri conflitti tra obiettivi. Un intervento che migliora le condizioni di lavoro lungo la filiera, ad esempio, potrebbe comportare un incremento dei costi di produzione con riflessi su altri fronti: è proprio questo tipo di interazione che lo standard chiede di mappare e gestire in modo esplicito, anziché lasciarla emergere come effetto collaterale non pianificato.
L’approccio integrato si traduce concretamente nella richiesta, rivolta alle organizzazioni, di considerare rischi e opportunità legati allo sviluppo sostenibile, di valutare cosa sia effettivamente accettabile per gli stakeholder coinvolti e di tenere conto delle conseguenze delle proprie decisioni lungo tutta la catena di impatto. In questo modo la sostenibilità smette di essere un ambito separato dalle scelte quotidiane e viene ricondotta direttamente ai processi decisionali ordinari. Lo standard, va sottolineato, è pensato per essere applicabile in modo trasversale: imprese di ogni dimensione, amministrazioni pubbliche, istituzioni educative e organizzazioni della società civile possono adottarlo indipendentemente dal settore in cui operano.
Sul piano dei benefici attesi, l’adozione dello standard punta innanzitutto a integrare gli SDGs nella strategia e nelle attività operative, superando la gestione per iniziative isolate che ha spesso caratterizzato questo ambito. Il sistema mira inoltre a rafforzare trasparenza e accountability, attraverso una maggiore capacità di documentare come vengono effettivamente prese le decisioni e quali risultati concreti producono, oltre a favorire una più efficace individuazione preventiva di rischi e opportunità legati allo sviluppo sostenibile.
ISO/UNDP 53001 non arriva da solo: lo standard lavora in coppia con ISO/UNDP 53002, che ne fornisce le linee guida applicative. Mentre il primo documento stabilisce i requisiti che definiscono il sistema di gestione, il secondo supporta le organizzazioni nella loro concreta implementazione: un’architettura su due livelli, un riferimento internazionale con requisiti definiti da un lato, una guida operativa all’attuazione dall’altro, pensata per fornire un linguaggio comune a chi deve inserire gli obiettivi di sviluppo sostenibile nelle proprie decisioni organizzative e di investimento.
La collaborazione tra le due organizzazioni nasce dall’esigenza di mettere in relazione l’esperienza maturata dalle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile con il rigore metodologico del sistema internazionale di normazione tecnica. Secondo ISO, lo standard è stato concepito anche in funzione della sua rilevanza oltre l’orizzonte del 2030, data entro cui scadrà formalmente l’attuale Agenda delle Nazioni Unite: attraverso il consueto processo di revisione periodica degli standard internazionali, ISO/UNDP 53001 dovrebbe poter accompagnare le organizzazioni anche nell’evoluzione delle priorità globali di sostenibilità che seguiranno la scadenza dell’attuale quadro di riferimento.