Nel 2026 la quota media allocata in strumenti ESG si attesta al 31%, in lieve flessione rispetto al 33% del 2025. Ma il dato che colpisce davvero è un altro: il 92% degli investitori si dichiara interessato agli investimenti sostenibili, in crescita di quattro punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un segnale chiaro che, nonostante il rumore di fondo legato a controversie regolamentari e fenomeni come il greenhushing, la sostenibilità finanziaria resta una priorità per gli investitori.
Il principale driver delle scelte di investimento sostenibile è ormai consolidato: la performance finanziaria. Oltre quattro investitori su cinque indicano i rendimenti come fattore decisivo, e il 40% degli intervistati ritiene che gli investimenti sostenibili possano generare ritorni superiori rispetto a quelli tradizionali.
A confronto, solo il 13% mette al primo posto l’allineamento agli ideali e ai valori personali, mentre appena il 2%considera prioritaria la riduzione dei rischi ESG. Un dato che racconta una maturazione importante del mercato: l’investimento sostenibile non è più visto come una scelta “etica” alternativa, ma come una strategia finanziaria a tutti gli effetti.
Le prospettive a 12 mesi confermano il trend di crescita:
- il 64% degli intervistati prevede di aumentare l’esposizione agli investimenti sostenibili;
- il 28% intende mantenerla invariata;
- solo il 5% pensa di ridurla, principalmente a causa di performance al di sotto delle aspettative.
“La nostra ultima indagine Sustainable Signals mostra che la performance continua a essere il principale fattore trainante dell’interesse degli investitori individuali per gli investimenti sostenibili, in quanto mirano a ottenere sia rendimenti in linea con il mercato sia un impatto concreto”, ha dichiarato Jessica Alsford, Chief Sustainability Officer e Presidente dell’Institute for Sustainable Investing di Morgan Stanley. “Guardando al futuro, la maggior parte degli investitori individuali intravede maggiori opportunità di investimento sostenibile nei mercati privati, soprattutto per la diversificazione del portafoglio e per investire nell’innovazione”.
Il report mette in luce un dato significativo sulla dimensione generazionale: Millennials e Gen Z risultano nettamente più propensi ad aumentare la propria allocazione ESG rispetto agli investitori più anziani.
Le fasce più giovani mostrano una maggiore convinzione che sostenibilità e rendimento possano procedere insieme, segnale che il cambio generazionale in atto produrrà nei prossimi anni un’ulteriore spinta agli asset ESG. Per il sistema finanziario significa una cosa precisa: chi non integra la sostenibilità nella propria offerta rischia di perdere proprio i clienti del futuro.
L’edizione 2026 del sondaggio ha analizzato le priorità degli investitori rispetto a sette grandi temi legati alla sostenibilità. Le risposte raccontano una visione sempre più matura:
- un quarto degli intervistati indica come priorità un approccio integrato che combini obiettivi ambientali e sociali;
- seguono inclusione finanziaria e salute e benessere, citati entrambi dal 15% del campione;
- tutti e sette i temi analizzati risultano comunque prima o seconda priorità per almeno un quinto degli investitori.
Emergono anche differenze geografiche interessanti:
- in Nord America e Asia-Pacifico assume particolare rilevanza il tema dell’emancipazione economica;
- in Europa, invece, spiccano azione climatica, salute e benessere, in coerenza con il quadro regolatorio comunitario fortemente orientato al Green Deal.
Nonostante l’interesse crescente, le criticità non mancano. In media, il 25% degli intervistati considera molto significativi gli ostacoli all’inclusione di investimenti sostenibili nel portafoglio, +4 punti rispetto al 2025.
Tra le preoccupazioni, il greenwashing rimane al primo posto:
- il 32% lo valuta come molto significativo;
- il 27% lo indica come l’ostacolo principale alla scelta di prodotti ESG.
È un campanello d’allarme che chiama in causa direttamente l’industria finanziaria e i regulator europei: la credibilità del reporting e la trasparenza dei dati ESG sono diventate condizioni essenziali per sostenere la fiducia degli investitori.
Va però sottolineato che l’effetto sul comportamento d’acquisto resta positivo: il 79% degli investitori dichiara di essere molto o abbastanza propenso a scegliere un consulente finanziario anche sulla base dell’offerta di prodotti sostenibili. L’ESG, dunque, non è solo un fattore di portafoglio: è ormai un elemento distintivo nella relazione tra cliente e advisor.
Uno dei trend più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda l’attenzione crescente verso i mercato privati I dati parlano chiaro:
- quasi tre quarti degli investitori dichiarano di investire già in mercati privati o di volerlo fare in futuro;
- il 64% vede negli asset privati maggiori opportunità di investimento sostenibile rispetto ai mercati pubblici.
I principali vantaggi indicati sono diversificazione di portafoglio, accesso all’innovazione e possibilità di generare un impatto diretto sull’economia reale. Si tratta di un cambio di paradigma significativo: dai mercati quotati, tradizionalmente al centro dell’analisi ESG, l’attenzione si sposta verso strumenti meno liquidi ma considerati più efficaci nel veicolare capitali verso settori chiave della transizione: dalle clean tech alle infrastrutture sostenibili, dalle biotecnologie ai modelli di economia circolare.
Il report evidenzia inoltre una correlazione importante: gli investitori con maggiore esposizione ESG sono anche i più attivi nei mercati privati, confermando un approccio orientato al lungo periodo e a investimenti realmente trasformativi.
L’edizione 2026 di Sustainable Signals restituisce l’immagine di un mercato ESG che si consolida, si professionalizza e si specializza. La sostenibilità non è più un trend emergente, ma una variabile strutturale nelle scelte di portafoglio. La performance ne legittima il ruolo, le giovani generazioni la rafforzano, e i mercati privati ne ridisegnano la geografia.
La sfida, ora, è duplice: proteggere la credibilità dei prodotti ESG dal greenwashing e costruire un’offerta di qualità capace di rispondere a investitori sempre più informati ed esigenti.