Il Green Climate Fund ha approvato 1,225 miliardi di dollari nella 42ª riunione del Board a Port Moresby (30 giugno–3 luglio 2025), la più ampia allocazione mai deliberata in un singolo meeting. Le risorse finanzieranno 17 nuovi progetti di mitigazione e adattamento nei Paesi in via di sviluppo e portano il portafoglio del Fondo a 314 iniziative per 18 miliardidi dollari di impegni GCF, che diventano 67 miliardi includendo il co-finanziamento. Tra le novità spiccano i primi progetti “single-country” in Mauritania, Saint Lucia e Papua Nuova Guinea, con attenzione mirata a LDC, SIDS e Stati africani. I numeri e la timeline sono stati confermati dal comunicato ufficiale del GCF e da successive note di aggiornamento.
Il pacchetto approvato punta anche a mobilitare capitale privato. In evidenza l’equity da 227 milioni di dollari nella Global Green Bonds Initiative per sviluppare i mercati dei green bond in dieci Paesi e un investimento da 200 milioni per la finanza verde in India; misure ricordate sia dal GCF sia dalla stampa internazionale.
Accanto ai fondi, il Board ha varato una riforma dell’accreditamento per rendere più rapido l’accesso alle risorse, introducendo uno standard di servizio a nove mesi per l’esame delle domande e finalizzando l’accreditamento di otto nuove entità (prevalentemente Direct Access Entities). La stretta sui tempi e l’allargamento della rete di partner sono stati rilanciati da osservatori indipendenti e fonti governative dei Paesi membri.
Il Fondo ha inoltre avviato la decentralizzazione operativa con la selezione di sedi regionali e di un avamposto globale, per avvicinare struttura e decisioni ai Paesi beneficiari e velocizzare firma delle convenzioni, prime erogazioni e supporto all’implementazione. Il percorso di “messa a terra” è stato ribadito anche nelle note che seguono la riunione, con l’annuncio della firma dei primi accordi di progetto e delle prime erogazioni.
Il pacchetto manda un segnale chiaro: la finanza climatica pubblica può scalare e diventare più veloce se abbina risorse addizionali a procedure snellite e a un disegno istituzionale più vicino ai territori. La combinazione tra progetti sovrani e strumenti di mercato (green bond, equity, garanzie) è cruciale per moltiplicare gli investimenti privati e colmare i gap di adattamento e mitigazione nelle economie più esposte. La sfida adesso è l’esecuzione: tradurre le approvazioni in cantieri, misurare risultati e consolidare il circuito di fiducia tra Paesi beneficiari, partner esecutivi e investitori, in vista delle prossime tappe di rilancio della finanza climatica globale.