Gli italiani parlano sempre più di sostenibilità, ma tra consapevolezza e azione resta un divario netto. L’ultima indagine curata da Fondazione PwC Italia con JTI e Arel fotografa un Paese in cui il 51% considera la sostenibilità molto importante nella vita quotidiana, mentre solo una minoranza traduce l’intenzione in comportamenti stabili: 44% sul piano ambientale, 41% su quello economico e appena 14% su quello sociale. Il tema è noto al grande pubblico, ma spesso frainteso: l’82% dichiara di conoscere il significato di “sostenibilità”, però solo il 36% lo definisce correttamente; oltre la metà (55%) lo riduce alla sola dimensione ambientale, lasciando sullo sfondo le componenti economiche e sociali. Sono dati che spiegano perché la distanza tra dichiarazioni e pratiche continui a pesare su acquisti, scelte energetiche, mobilità e partecipazione civica.
Guardando al futuro, le buone intenzioni sembrano non mancare: il 78% degli intervistati afferma di voler ridurre l’uso di plastica monouso e il 75% pensa di tagliare il consumo di beni non essenziali. Ma quando si passa ad azioni che richiedono tempo e continuità, l’entusiasmo si assottiglia: solo il 44% si dice disposto a fare volontariato, mentre pesano vincoli pratici e diffidenzedal “non c’è abbastanza tempo” alla scarsa fiducia nelle etichette “green” e nella reale sostenibilità dei prodotti disponibili sul territorio. È il segno di una transizione culturale ancora incompleta: conoscenza diffusa, pratica intermittente.
Il quadro informativo converge da più fonti e conferma il punto: la sostenibilità è entrata nel lessico comune, ma resta asimmetrica tra ciò che le persone sanno, ciò che dicono di volere e ciò che effettivamente fanno. Per chi comunica e progetta politiche pubbliche la priorità è rendere semplici le scelte corrette—offerta accessibile, informazioni verificabili, incentivi chiari—evitando di trasformare l’ESG in un esercizio di retorica. Per le imprese, l’indicazione è altrettanto operativa: ridurre l’attrito all’azione (prodotti e servizi a prova di portafoglio e di tempo), rendere misurabili gli impatti e tagliare il greenwashing. Solo così la consapevolezza dichiarata può diventare routine quotidiana, e il “dire” avvicinarsi al “fare”.