Fotovoltaico, la capacità installata mondiale supera i 3 terawatt

Fotovoltaico, la capacità installata mondiale supera i 3 terawatt

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Il solare continua a battere record su record, ma la portata di questi traguardi resta in gran parte fuori dai radar del dibattito pubblico. Dopo aver superato la soglia dei 100 gigawatt di capacità installata nel 2012, il mondo ha impiegato dieci anni per arrivare al primo terawatt. Da lì, il ritmo si è impennato in modo quasi vertiginoso: nell’autunno del 2024, in meno di tre anni, era già stato installato il secondo terawatt, una capacità sufficiente a coprire l’intero fabbisogno energetico degli Stati Uniti nei momenti di picco dei consumi. Neanche due anni dopo, il mese scorso, è stata superata la soglia dei 3 terawatt.

La curva di crescita, lungi dal rallentare, è destinata ad accelerare ulteriormente. Secondo Solar Power Europe, il raddoppio a sei terawatt avverrà già nel corso del 2030, e le stime di Bloomberg New Energy Finance indicano che nel 2032 l’energia solare genererà più elettricità del carbone a livello globale. Solo nel 2025, il fotovoltaico ha prodotto 2.780 terawattora di elettricità: la stessa quantità che si otterrebbe bruciando 540 miliardi di metri cubi di gas, un volume equivalente a cinque anni di forniture di GNL attraverso lo Stretto di Hormuz.

Quello che rende questa crescita particolarmente significativa è la sua motivazione di fondo, tutt’altro che ideologica. Questa rivoluzione non è trainata da ambizioni ecologiste, ma dal calo dei prezzi e dai progressi delle tecnologie pulite: il solare si sta imponendo perché è diventato, semplicemente, la fonte energetica più conveniente sul piano economico, non perché lo impongano policy climatiche particolarmente ambiziose.

Dietro questa convenienza c’è un lavoro tecnologico continuo, che procede su più fronti contemporaneamente. Il primo riguarda le economie di scala nella produzione e nell’installazione degli impianti. Il secondo, forse più decisivo, riguarda l’efficienza di conversione delle celle: in un solo decennio si è passati da moduli che non superavano il 17-18% di rendimento a quelli oggi sul mercato, capaci di raggiungere efficienze del 23-24%, con nuove tecnologie che promettono di arrivare al 26-27%. Un progresso alimentato da un’attività di ricerca sempre più intensa: secondo l’European Patent Office, le invenzioni depositate in campo fotovoltaico sono aumentate di oltre 17 volte negli ultimi tre decenni.

I miglioramenti tecnici si sono tradotti in innovazioni molto concrete. I wafer di silicio sono diventati progressivamente più sottili, riducendo peso ed estensione dei moduli necessari a produrre la stessa quantità di energia, mentre è calato l’utilizzo dell’argento nelle celle, con un effetto diretto sui costi di produzione. Sono nati inoltre i moduli bifacciali, capaci di assorbire luce da entrambi i lati della cella, aumentando l’efficienza complessiva senza incidere in modo significativo sui costi.

Ora ci troviamo davanti a un ulteriore salto di qualità tecnologico. La tecnologia Perc (Passivated Emitter and Rear Cell), considerata per anni la soluzione di riferimento del settore, ha raggiunto il proprio massimo potenziale e viene progressivamente sostituita da architetture più avanzate, come i moduli di tipo N, le cui celle di silicio vengono “drogate” con fosforo anziché con boro, ottenendo rendimenti compresi tra il 24 e il 26%. L’assenza di boro elimina un difetto tipico di interazione con l’ossigeno, riducendo drasticamente il calo di potenza nel tempo, e garantisce un coefficiente di temperatura migliore: il modulo produce quindi più energia anche nelle giornate di canicola estiva, proprio quando la domanda elettrica tocca i propri picchi. Un’altra innovazione riguarda i moduli back contact, costruiti con celle in cui i contatti elettrici sono posizionati sul lato posteriore, lasciando una superficie maggiore disponibile per l’assorbimento della luce e raggiungendo efficienze record superiori al 26%.

A confermare la centralità della ricerca in questo settore contribuisce anche l’Italia: un team formato da ricercatori del centro CHOSE dell’Università di Roma Tor Vergata, del Laboratorio Tecnologie Fotovoltaiche dell’ENEA e dell’Istituto Italiano di Tecnologia ha realizzato una cella tandem perovskite-silicio che, grazie all’impiego del grafene negli strati di trasporto degli elettroni, raggiunge un’efficienza superiore al 26%, un risultato che colloca il Paese tra i protagonisti della ricerca fotovoltaica internazionale.

Il quadro geografico della crescita solare conferma quanto il fenomeno sia ormai globale e non più circoscritto ai mercati storicamente più maturi. Secondo Ember, l’energia solare ha guadagnato slancio in regioni un tempo considerate periferiche, dall’Europa centrale all’Africa, mentre i Paesi BRICS hanno raggiunto un traguardo rilevante, generando insieme oltre la metà dell’energia solare mondiale. I rapidi progressi nella tecnologia delle batterie, uniti al calo dei prezzi, stanno inoltre rendendo il solare “24 ore su 24” una prospettiva sempre più credibile e commercialmente realistica, aprendo la strada a un’energia di base priva di combustibili fossili nelle regioni più soleggiate del pianeta. L’ascesa della cosiddetta “elettrotecnologia”, che comprende fotovoltaico, eolico, batterie, trasporti e riscaldamento elettrificati, si sta affermando come il motore dominante della crescita energetica globale.

Solo nell’Unione europea sono stati aggiunti 65,1 gigawatt di nuova capacità nel 2025, e nel 2026 diciotto Paesi hanno già stabilito un nuovo primato mensile per la quota di elettricità generata da fonte solare. La Spagna, in particolare, ha superato per la prima volta un terzo del proprio mix elettrico complessivo (34%), un traguardo che pochi anni fa sarebbe apparso difficilmente raggiungibile in tempi così brevi.

Sul fronte italiano, i segnali restano nel complesso incoraggianti, pur con alcune incertezze normative ancora da risolvere. Il dossier di Legambiente fotografa investimenti in forte crescita, con oltre 17 miliardi di euro mobilitati nel solo 2024, e una pipeline di progetti consistente: nell’ambito del PNRR sono stati selezionati oltre 700 progetti per una potenza complessiva vicina ai 2 gigawatt, con l’obiettivo di realizzare 1,04 gigawatt di impianti agrivoltaici avanzati. Un quadro normativo più stabile è arrivato con la legge 4/2026, di conversione del decreto legge 175/2025, che ha introdotto la prima definizione a norma di legge dell’agrivoltaico e ridisegnato le regole su aree idonee e uso del suolo. Tra le tecnologie emergenti trova spazio anche il fotovoltaico galleggiante, capace di produrre energia senza consumo di suolo sfruttando bacini artificiali, cave dismesse e vasche irrigue: in Italia il segmento è ancora agli albori, con un installato che si aggira su poche decine di megawatt, ma il potenziale stimato da Elettricità Futura e dagli operatori del settore arriva fino a 25 gigawatt sui soli bacini artificiali.

Il quadro complessivo che ne emerge è quello di una tecnologia che ha ormai smesso di dipendere da un sostegno politico o ideologico per continuare a crescere, sostenuta da una traiettoria di miglioramento tecnologico continuo e da una convenienza economica sempre più difficile da ignorare, anche nei contesti geografici e politici meno favorevoli alla transizione energetica.

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