I fondi sostenibili tornano a sovraperformare quelli tradizionali, dopo un secondo semestre 2025 in cui il rapporto si era invertito. Nei primi sei mesi del 2026 il rendimento mediano dei prodotti classificati come sostenibili da Morningstar si è attestato al 4,9%, contro il 4% registrato dai fondi tradizionali, un vantaggio di 90 punti base. Il dato emerge dall’ultima edizione del Sustainable Reality, il report semestrale del Morgan Stanley Institute for Sustainable Investing, che analizza un universo di circa 99.000 prodotti globali sulla base dei dati Morningstar relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2026.
Il vantaggio in termini di performance, tuttavia, non va letto come un effetto diretto dell’etichetta “sostenibile”, quanto piuttosto come il risultato di una diversa composizione dei portafogli. Il 56% dei fondi sostenibili investe in azioni, contro il 41% dei fondi tradizionali, e i fondi azionari sostenibili hanno realizzato nel semestre un rendimento mediano del +9,0%, un risultato che ha più che compensato il -1,3% registrato dai fondi obbligazionari sostenibili, sottoperformanti rispetto al +1,3% dei corrispettivi tradizionali. Anche in questo caso a incidere è soprattutto l’esposizione geografica: sia i fondi obbligazionari sostenibili sia quelli tradizionali hanno segnato rendimenti mediani negativi nelle aree “Globale” ed “Europa”, regioni che però rappresentano l’80% dei fondi obbligazionari sostenibili contro appena il 39% dei tradizionali comparabili. Anche nelle categorie residuali, multi-asset, real estate, materie prime e strategie alternative, i fondi sostenibili restano leggermente indietro (+2,5% contro +3%), a conferma che il vantaggio complessivo del comparto è legato in larga misura alla combinazione tra maggiore presenza azionaria e performance dell’equity leggermente superiore, più che a un effetto ESG in senso stretto. Sul piano geografico, il semestre resta comunque favorevole ai fondi sostenibili in tutte e quattro le principali aree monitorate da Morgan Stanley, con risultati particolarmente marcati in Americhe (8,8% contro 5,5%) e Asia-Pacifico (11,6% contro 4,8%).
Se il fronte delle performance racconta un recupero, quello degli asset in gestione restituisce un quadro più sfumato. Il patrimonio complessivo destinato agli investimenti sostenibili ha toccato a fine giugno il record di 4,24 trilioni di dollari, in crescita del 4,8% rispetto a dicembre 2025. Ciò nonostante, la quota dei fondi sostenibili sul patrimonio complessivo del mercato globale è scesa al 6,1%, contro il picco del 7,2% registrato nel dicembre 2023: un apparente paradosso spiegato dalla velocità nettamente superiore con cui crescono gli asset dei prodotti tradizionali. Nel semestre i fondi sostenibili hanno raccolto 37,7 miliardi di dollari, pari allo 0,9% degli AUM di fine 2025, un recupero significativo rispetto ai deflussi per 37,5 miliardi registrati nel secondo semestre 2025, ma con un ritmo in progressivo affievolimento: dai 33,5 miliardi del primo trimestre si è scesi a soli 4,2 miliardi nel secondo. La distanza rispetto ai fondi tradizionali, che nello stesso periodo hanno registrato afflussi pari al 2,5% degli AUM di fine 2025, quasi tre volte il ritmo relativo del comparto sostenibile, resta quindi ampia.
Anche la distribuzione geografica della raccolta mostra differenze marcate. L’Europa, che concentra circa l’87% degli AUM sostenibili globali, ha registrato afflussi per 43,9 miliardi di dollari (1,2% degli asset di fine 2025), quasi interamente concentrati nel primo trimestre. Il Nord America ha invece cambiato passo nel corso del semestre: nel secondo trimestre sono arrivati 3,1 miliardi di dollari, interrompendo una sequenza di deflussi che durava da oltre tre anni, anche se il saldo semestrale resta modesto (0,4% degli AUM). L’Asia, al contrario, ha segnato deflussi per 7,5 miliardi di dollari, pari al -5,5% degli asset di fine 2025. Un segnale particolare arriva infine dai fondi Article 9 della SFDR, che dopo dieci trimestri consecutivi di deflussi hanno registrato nel secondo trimestre un afflusso di 800 milioni di dollari, riportando il saldo semestrale quasi in pareggio; gli Article 8, nel frattempo, hanno raccolto complessivamente 242,2 miliardi di dollari, dei quali però solo 45,8 miliardi riconducibili a fondi che Morningstar classifica effettivamente come sostenibili.
Per collocare il dato del primo semestre in una prospettiva più ampia, Morgan Stanley ha costruito una simulazione di lungo periodo: ipotizzando un investimento di 100 dollari a dicembre 2018 e applicando semestre dopo semestre il rendimento mediano rispettivamente dei fondi sostenibili e di quelli tradizionali, a giugno 2026 il capitale teorico avrebbe raggiunto 171 dollari nel primo caso e 159 dollari nel secondo. Non si tratta del rendimento reale di alcun fondo specifico, ma di un esercizio che mostra come, nella sequenza dei rendimenti mediani osservati nel tempo, il comparto sostenibile abbia prodotto una crescita cumulata superiore. Nello stesso semestre, il 72% dei fondi sostenibili ha chiuso in territorio positivo, contro il 67% dei tradizionali, mentre sul fronte del rischio la downside deviation mediana dei fondi azionari sostenibili si è fermata al -9,5%, contro il -10,3% dei tradizionali, calcolata rispetto al benchmark S&P 500: un’indicazione di minore deviazione negativa nel periodo considerato, che tuttavia non costituisce una misura complessiva del rischio né un indicatore predittivo delle perdite future.
Il quadro che emerge dal report, nel suo complesso, non si esaurisce dunque nella semplice constatazione che i fondi sostenibili abbiano performato meglio nel primo semestre. Morgan Stanley mette insieme tre elementi distinti, e in parte in tensione tra loro: una performance mediana superiore nel periodo, un vantaggio cumulato nella simulazione dal 2018, e una raccolta che, pur in ripresa rispetto al 2025, continua a correre a un ritmo nettamente inferiore rispetto a quello dei fondi tradizionali, spiegando così il paradosso di un comparto che cresce in valore assoluto ma perde peso relativo sul mercato globale.