Finanza climatica: l’Europa raggiunge 31,7 miliardi di euro, record storico

Finanza climatica: l’Europa raggiunge 31,7 miliardi di euro, record storico

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Nel 2024 l’Unione Europea e i suoi 27 Stati membri hanno destinato complessivamente 31,7 miliardi di euro alla finanza climatica internazionale, confermando e rafforzando il loro impegno nel sostenere i Paesi in via di sviluppo nella lotta al cambiamento climatico. A questa cifra si aggiungono ulteriori 11 miliardi di euro mobilitati da capitali privati, attraverso strumenti pubblici come garanzie, prestiti sindacati, partecipazioni azionarie o linee di credito. Il risultato complessivo supera quindi i 42 miliardi di euro, un record che posiziona l’Europa come il principale donatore mondiale di finanza climatica.

Dall’entrata in vigore delle attuali regole di rendicontazione, l’Europa ha più che triplicato i fondi erogati rispetto al 2013, quando il totale era di soli 9,6 miliardi di euro. Le risorse provengono dal bilancio dell’Unione Europea, dal Fondo europeo di sviluppo e dalla Banca europea per gli investimenti, secondo una metodologia aggiornata e più trasparente che considera sia gli impegni bilaterali che le erogazioni multilaterali nello stesso anno di riferimento. Questa crescita costante dimostra la volontà politica dell’Europa di assumere un ruolo guida nella transizione ecologica globale, non solo sul proprio territorio ma anche nei contesti più fragili e vulnerabili.

Circa la metà dei finanziamenti pubblici è destinata ad azioni di adattamento climatico o a interventi trasversali che integrano sia mitigazione che adattamento. Si tratta di progetti concreti come la costruzione di infrastrutture resilienti alle alluvioni, sistemi di gestione delle risorse idriche in zone colpite da siccità, programmi di agricoltura sostenibile e protezione delle foreste tropicali. I finanziamenti a fondo perduto rappresentano quasi il 50% del contributo totale, una percentuale significativa che risponde alla richiesta dei Paesi in via di sviluppo di ricevere aiuti non rimborsabili, evitando così di aggravare il debito pubblico già elevato in molte economie vulnerabili.

L’Unione Europea mira inoltre a espandere la varietà degli strumenti finanziari disponibili e a rafforzare ulteriormente la leva sulla finanza privata, consapevole che solo combinando risorse pubbliche e capitali privati sarà possibile raggiungere le cifre necessarie per affrontare la crisi climatica su scala planetaria. L’obiettivo è in linea con quanto stabilito dall’Accordo di Parigi e con il nuovo “Collective Quantified Goal” definito nelle ultime conferenze COP, che punta a mobilizzare centinaia di miliardi di dollari all’anno entro il 2030 per supportare la transizione nei Paesi meno sviluppati.

Questi risultati, pubblicati dal Consiglio UE in vista della prossima COP30, confermano il ruolo dell’Europa come principale donatore globale di finanza climatica e sottolineano una determinazione politica a guidare la transizione ecologica anche nei Paesi più vulnerabili. L’impegno europeo contribuisce in modo sostanziale all’obiettivo internazionale di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno fino al 2025, un traguardo già raggiunto nel 2022 e consolidato negli anni successivi grazie anche al contributo determinante dell’Unione.

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