Decarbonizzazione, l’Italia crede più di tutti nella transizione ma investe meno di tutti

Decarbonizzazione, l’Italia crede più di tutti nella transizione ma investe meno di tutti

Date

Le imprese italiane di medie dimensioni sono le più convinte, in tutta Europa, che la decarbonizzazione rappresenti un’opportunità. Sono anche, però, quelle che investono meno di tutte per realizzarla. È quanto emerge dal nuovo Argos-BCG Climate Transition Barometer 2026, lo studio realizzato da Argos e Boston Consulting Group su un campione di 750 aziende distribuite tra Italia, Francia, Germania, Benelux e Regno Unito, arrivato alla sua quarta edizione. Il quadro complessivo che ne emerge, a livello europeo, è quello di una transizione climatica sempre più concreta leva di competitività: il 56% delle aziende europee dichiara infatti di aver già ottenuto un vantaggio competitivo dalla propria decarbonizzazione, una quota triplicata rispetto al 2023.

L’Italia si distingue innanzitutto per il livello di fiducia. L’87% delle imprese di medie dimensioni italiane considera la decarbonizzazione un’opportunità, la percentuale più alta tra tutti i Paesi analizzati, e il 47% dichiara di aver accelerato il proprio percorso di transizione, con un incremento di 15 punti percentuali rispetto al 2025: il ritmo di crescita più sostenuto in tutta Europa. A questa convinzione, però, non corrisponde un pari livello di investimenti: solo il 9% delle aziende italiane destina oltre il 10% della spesa annua a iniziative di decarbonizzazione, il dato più basso dell’intero panel europeo. È proprio questo, secondo il report, lo scarto più ampio osservato nel Paese: quello tra la consapevolezza della necessità di cambiare e la capacità di tradurla in investimenti realmente strutturati.

A pesare su questo divario è anche il progressivo ridimensionamento del sostegno pubblico. Le risorse del PNRR destinate alla decarbonizzazione delle medie imprese sono state riallocate nel 2025, e il principale incentivo disponibile, il Transizione 5.0, si è esaurito nello stesso anno, riducendo la visibilità delle aziende sugli investimenti futuri. Come osserva Ferrante Benvenuti, Managing Director e Partner di BCG, l’Italia mostra una convinzione nella decarbonizzazione che raramente si osserva altrove in Europa, ma questa da sola non basta a costruire un vantaggio competitivo duraturo: il rischio concreto è che, con l’esaurimento delle risorse pubbliche, lo slancio attuale si affievolisca prima di tradursi in trasformazioni strutturali.

A livello europeo, il Barometro conferma che la decarbonizzazione è ormai entrata stabilmente nelle strategie aziendali: l’88% delle imprese la considera una priorità “importante” o “critica”, l’85% intende mantenere o accelerare il proprio percorso nonostante il contesto geopolitico ed economico, e il 73% continua a vederla come un’opportunità di crescita più che come un vincolo da subire. Il dato più significativo, tuttavia, riguarda il ritorno economico: il 56% delle aziende europee osserva oggi un vantaggio competitivo concreto legato alla decarbonizzazione, con benefici che riguardano soprattutto maggiore efficienza energetica e di costo, accesso a nuovi mercati e condizioni di finanziamento più favorevoli. Le imprese che ottengono i risultati migliori, definite dal report “Achievers”, sono quelle che affiancano agli investimenti una strategia climatica formalizzata: tra loro il 66% dichiara di aver acquisito un vantaggio competitivo, contro il 44% di chi si limita a interventi operativi senza un piano strutturato alle spalle. La percentuale sale addirittura al 77% tra le aziende che investono oltre il 10% della spesa annua seguendo una roadmap climatica definita.

Il confronto tra i diversi Paesi europei restituisce livelli di maturità molto differenti tra loro. La Francia guida la classifica degli investimenti, con il 58% delle imprese che investe in modo significativo nella decarbonizzazione, ma solo il 24% rileva un vantaggio competitivo: segnale di un mercato più maturo, dove gran parte dei benefici iniziali è già stata colta. In Germania, il 40% delle imprese accelera soprattutto per effetto della pressione esercitata dai clienti industriali lungo le catene di fornitura, e il 74% ha già adattato il proprio modello di business per ridurre l’impronta di carbonio, la percentuale più alta dell’intero panel, con un balzo di 43 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il Benelux, infine, presenta il più alto livello di vantaggio competitivo, il 68%, e la maggiore quota di investitori intensivi, il 19%, pur con un tasso complessivo di investimento inferiore alla media: una conferma indiretta che, quando gli investimenti sono davvero consistenti, i risultati si vedono in modo molto più marcato.

A livello continentale il principale ostacolo alla transizione resta l’accesso ai capitali: il 58% delle imprese indica i vincoli finanziari come la barriera più rilevante, mentre solo il 34% investe seguendo una strategia climatica realmente strutturata, una quota comunque triplicata rispetto al 2023. Il report segnala inoltre un secondo fronte ancora poco presidiato, quello dell’adattamento al cambiamento climatico: sebbene il 63% delle imprese abbia già subito almeno un evento climatico negli ultimi tre anni, e il 15% abbia registrato impatti severi, solo l’8% ha adottato misure preventive strutturate e appena il 17% ha condotto un’analisi completa dei propri rischi climatici. Colmare questo divario, secondo Argos e BCG, sarà una delle sfide principali per rafforzare la resilienza e la competitività delle imprese europee nei prossimi anni.

Altri
contenuti