Consob pubblica il primo Rapporto di sostenibilità: emissioni Scope 2 azzerate e parità di genere quasi raggiunta

Consob pubblica il primo Rapporto di sostenibilità: emissioni Scope 2 azzerate e parità di genere quasi raggiunta

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Anche le autorità di vigilanza cominciano a rendicontare il proprio impatto, non solo quello dei soggetti che sorvegliano. La Consob ha pubblicato il proprio primo Rapporto di sostenibilità, uno strumento pensato per dare conto agli stakeholder degli impatti connessi alla gestione operativa e organizzativa dell’Istituto, in una dimensione complementare rispetto all’azione istituzionale già descritta nella Relazione Annuale 2025. L’iniziativa si inserisce nel Piano Strategico Consob 2025-2027, che individua nella transizione sostenibile, insieme a quella digitale, una componente strutturale della propria pianificazione strategica e operativa.

Il documento è stato elaborato ispirandosi agli standard europei di rendicontazione della sostenibilità (ESRS), gli stessi che la Consob è chiamata a far rispettare alle società quotate vigilate, ma adattati alle specificità di un’autorità indipendente che opera prevalentemente attraverso il proprio capitale umano piuttosto che attraverso processi produttivi in senso stretto. Il Rapporto si articola lungo le tre dimensioni ambientale, sociale e di governance, restituendo una rappresentazione organica e comparabile degli impatti dell’Istituto nel biennio 2024-2025.

Sul fronte ambientale, la dimensione climatico-energetica è stata analizzata seguendo i tre livelli previsti dal GHG Protocol: emissioni dirette (Scope 1), emissioni da energia acquistata (Scope 2) ed emissioni lungo la catena del valore (Scope 3). Il dato più significativo riguarda proprio le emissioni Scope 2, azzerate grazie all’utilizzo di fonti rinnovabili certificate. Resta invece più corposa la componente Scope 3, che rappresenta la sfida più diffusa per qualsiasi organizzazione basata sui servizi: circa l’80% del totale è riconducibile alla mobilità del personale, in particolare agli spostamenti casa-lavoro e ai viaggi di lavoro, l’area su cui tipicamente si concentrano i margini di miglioramento più significativi per le realtà a forte intensità di capitale umano.

Sul piano sociale, il Rapporto evidenzia una composizione del personale sostanzialmente paritaria: su 672 dipendenti, il 50,6% sono uomini e il 49,4% donne, un equilibrio che si mantiene, seppur in modo meno marcato, anche nella fascia manageriale, dove gli uomini rappresentano il 56,6% e le donne il 43,4%. Nel corso dell’anno sono state inoltre rafforzate le iniziative dedicate a diversità e inclusione, con la costituzione di una Commissione paritetica e l’avvio sperimentale di uno sportello di ascolto rivolto al personale, uno strumento pensato per intercettare precocemente situazioni di disagio organizzativo.

Sul fronte della governance, il documento evidenzia il consolidamento dei presìdi di trasparenza, integrità e sicurezza informatica. Un dato che merita di essere sottolineato riguarda l’assenza, nel biennio 2024-2025, di segnalazioni di whistleblowing e di violazioni di dati personali, mentre proseguono gli investimenti per rafforzare le capacità di difesa cyber dell’Istituto, un fronte sempre più centrale per qualsiasi ente che gestisce informazioni sensibili sui mercati finanziari.

Il valore di questa pubblicazione va letto anche in chiave simbolica, oltre che sostanziale. Consob è l’autorità che vigila sull’applicazione degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità in capo alle società quotate italiane: pubblicare un proprio Rapporto costruito sugli stessi principi ESRS che impone al mercato rappresenta un segnale di coerenza non scontato, e conferma come la rendicontazione di sostenibilità stia progressivamente diventando una prassi trasversale, che riguarda tanto i soggetti vigilati quanto le istituzioni chiamate a vigilarli.

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