La domanda arrivata da tutto il mondo per il debito verde italiano ha superato, nella sua lettura in dollari, quota 129 miliardi, a fronte di un collocamento che ha fruttato al Tesoro circa 9,4 miliardi di dollari (8 miliardi di euro). È quanto riporta l’edizione internazionale di ESG News, che inquadra così, per un pubblico di investitori globali, l’ultimo capitolo del programma di emissioni sostenibili con cui l’Italia finanzia la propria transizione ambientale: il nuovo BTP Green a 12 anni, con scadenza al 30 ottobre 2038.
Il rapporto tra ordini ricevuti e titoli effettivamente assegnati racconta da solo la dimensione dell’interesse suscitato: la domanda ha superato l’offerta di oltre 119 miliardi di dollari, un eccesso che colloca l’operazione tra le più sottoscritte nella storia recente del debito sovrano italiano etichettato come sostenibile. Un dato che, prima ancora di tradursi in un costo di finanziamento favorevole per lo Stato, misura la profondità e la liquidità di un mercato, quello del debito verde sovrano, che il Tesoro italiano ha contribuito a costruire fin dal primo collocamento del 2021.
A guidare questa domanda così ampia è stata soprattutto la componente dedicata agli investitori ESG, che ha assorbito circa l’80% dell’intera allocazione, confermando come il debito verde italiano continui ad attrarre in modo sproporzionato capitali orientati esplicitamente verso criteri di sostenibilità, rispetto a quanto avviene per le emissioni sovrane convenzionali. Un segnale che gli osservatori internazionali leggono come prova della maturità ormai raggiunta da questo segmento di mercato, in un momento in cui molti governi europei stanno ampliando le proprie curve di titoli verdi per intercettare una platea di capitali sempre più strutturata e fidelizzata.
I proventi raccolti seguiranno la destinazione già tracciata dal Green Bond Framework aggiornato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze alla fine del 2025, che individua sei categorie ammissibili per l’impiego delle risorse: energia rinnovabile, efficienza energetica, trasporto sostenibile, misure per la resilienza climatica e ambientale, protezione dell’ambiente, dell’acqua e della biodiversità, e ricerca scientifica in ambito ambientale. È proprio questo meccanismo di tracciabilità, che vincola l’impiego dei fondi a spese pubbliche verificabili e rendicontate, a costituire l’elemento che distingue agli occhi degli investitori esteri un titolo di Stato “etichettato” da un’emissione sovrana ordinaria, giustificando così la disponibilità a sottoscriverlo con una domanda così sovradimensionata rispetto all’offerta.
Per l’Italia, risultati di questa portata rappresentano qualcosa di più di un singolo collocamento riuscito: costituiscono una riserva di domanda dedicata e stabile, a cui il Tesoro può attingere nei prossimi anni per canalizzare l’indebitamento sovrano verso le proprie priorità di spesa ambientale, in un contesto internazionale in cui la competizione tra Stati per attrarre capitali orientati alla sostenibilità si fa sempre più intensa, e in cui la credibilità accumulata collocamento dopo collocamento diventa essa stessa un asset strategico per la finanza pubblica nazionale.